carbon tax

La sentiamo frequentemente, ma cos’è davvero la carbon tax?

La carbon tax è una tassa sulle risorse energetiche che emettono diossido di carbonio nell’atmosfera. Si tratta di uno strumento amministrativo diretto, facilmente applicabile che offre una prospettiva futura certa sui prezzi delle emissioni e un’entrata diretta nelle casse dello Stato (comparabile ad 1 punto di PIL per molti Paesi del G20 con un prezzo di 50 EUR/tCO2 nel 2030).

Molte nazioni infatti puntano alla neutralità climatica entro il 2050, ma le politiche messe in campo risultano ancora essere insufficienti per poter puntare ad un obiettivo così ambizioso. Per questo i Paesi del G20 hanno accettato di mettere in atto una serie di misure per favorire ed accelerare il taglio delle emissioni, tra cui il carbon pricing, ritenuto uno degli strumenti più efficaci. La carbon tax in particolare è una tassa che colpirà chi emetterà diossido di carbonio in atmosfera.

È una ecotassa che, se implementata:

-comporterà una serie di benefici perché ridurrà le emissioni di gas serra

– favorirà la transizione verso l’energia pulita

-attribuirà un prezzo per favorire investimenti privati verso tecnologie green

-permetterà una maggiore flessibilità nelle metodologie da intraprendere rispetto all’approccio normativo

-fornirà incentivi continui per gli sforzi di mitigazione

-riduce i comportamenti controproducenti alla lotta contro la crisi climatica

-contribuirà alle entrate dei governi con bassi costi amministrativi

-genererà benefici ambientali a livello locale

È un esempio di ecotassa, ed è stata proposta dagli economisti come preferibile in quanto tassa un “male” anziché un “bene”, poiché i  livelli di CO2 continuano ad aumentare. Secondo le proiezioni infatti, con le sole politiche in vigore, le tendenze del dopo pandemia vedono un aumento delle emissioni di anidride a 37 miliardi di tonnellate nel 2030. Per contenere il riscaldamento globale sotto la soglia degli 1,5-2 gradi invece, dovremmo riuscire a limitare le emissioni di CO2, riducendole a 16-26 miliardi di tonnellate. Senza questo calo sarebbe impossibile frenare il riscaldamento globale. Una grandissima fetta delle emissioni deriva dai Paesi più ricchi: solo i Paesi del G20 (Arabia Saudita, Argentina, Australia, Brasile, Canada, Cina, Corea del Sud, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Italia, Messico, Regno Unito, Russia, Stati Uniti, Sud Africa, Turchia e Unione Europea) sono responsabili dell’85% delle emissioni globali di anidride carbonica.

Tuttavia le politiche messe da loro in atto sono ancora insufficienti per poter puntare alla neutralità climatica entro il 2050. Questa tassa dunque ha lo scopo di mettere in atto una serie di misure per favorire ed accelerare il taglio delle emissioni. Ovviamente la quota da pagare è tanto maggiore quanto più elevato è l’inquinamento prodotto, con l’intenzione di scoraggiare chi produce energia basandosi su fonti non rinnovabili e non stia mirando ad un’energia più pulita.

Anna Maria Nigra